
<Sul cuscino candido, un pacchettino graziosamente decorato. All' interno, seta bianca avvolge delicatamente un dono> A Claudia. Perchè le Stelle ancora brillino nei tuoi occhi grandi di Bambina. Perchè le Rose presto sboccino sulle labbra tue Rosse della Donna che sei. Con tanto amore, tuo fratello Erick.
<Un biglietto, sul fondo del pacchettino>
whispered by
TheAngelOfMusic |
22:22
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Sogna fiore mio sogna e riposa Sogna il vento, sogna la tempesta Ninnananna popolare
Chiudi questa bocca che pare una rosa.
Chiudi questi occhi tondi tondi
Che quando sogni tu sogna tutto il mondo.
E chiudi gli occhi e non parlare
sogna il fondo del mare
E chiudi gli occhi e non avere paura
sogna il mondo fatto di souonatori.
E andiamo a fare un grande castello
pieno di tante cose belle
e andiamo a farlo d'oro e d'argento.
E ogni giorno ci sarà allegria
e ci sarà pure mamma mia.
E la fatica non sarà più amara
perchè saremo allora tutti uguali.
sogna il mare, sogna la foresta
e se il sonno tarda a venire
con questa musica fallo dormire.
Per te, padre.
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PetiteClaudia |
18:35
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poetry, lestat
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Mi parve in quel momento che mio padre fosse uscito dal sogno. Nel dormiveglia lo vedevo, alto e biondo come me lo ricordavo. I miei occhi poi si schiarirono, poco a poco e il volto di mio padre acquisì un'altra fisionomia, che non ricordavo.
"Padre?" lo chiamai di nuovo e lo vidi pallido nella penombra, con i capelli più lunghi e più luminosi di quelli che ricordavo. Si spargevano in onde sulle sue spalle e incatenavano lo sguardo a lui e al suo sguardo azzurro. Non era un azzurro piacevole, caldo.
Era come se nella sua faccia ardessero fiamme blu, fredde e crudeli.
In quel momento, ero convinta che fosse mio padre, tornato a prendere me e la mamma, quando non ci aveva viste attraversare il mare. In quel momento non sapevo che fosse Lestat. Nè che sarebbe diventato mio padre. E molto di più. C'era qualcun altro, alle sue spalle. Un uomo. Lo conoscevo?
Mentre guardavo in quelle gelide fiamme azzurre, qualcuno si chinò su di me e mi avvolse in una coperta. Puzzava di muffa, di cose chiuse a lungo. Il dottore mi sollevò. Lo sentii dire quanto era contento che fossero venuti a prendermi, che la maggior parte dei bambini erano orfani. Anche lui pensava che Lestat fosse mio padre. E poichè lo pensavo anch'io, chiusi gli occhi e mi abbandonai al calore stantio della coperta. Mi sentii passare dalle braccia del dottore a quelle più forti e avvolgenti. Ma erano fredde.
Mi strinsi ad un petto vestito di giacca nera e appoggiai la guancia su una spalla.
Seguii mentalmente solo i primi passi, dal corridoio alla strada.
Poi, di nuovo, non sentii più nulla
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PetiteClaudia |
21:23
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porcellana per sempre
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Ho cercato a lungo il titolo per questo post. Delusione? Rabbia? Schifo? Un solo titolo non sarebbe esaustivo e non renderebbe l’idea di quello che ho dentro. Perciò si chiamerà “post senza titolo”. Ma cominciamo a piccoli passi. Tutti voi ricorderete la faccenda di Vergine Folle. Per chi si fosse sintonizzato solo ora, Vergine Folle è l’anonimo che per mesi ha offeso e perseguitato Nicolas e Alessandro, due dei miei più cari amici. Per un po’ non si è fatto vivo, finchè non è tornato con spettacolari colpi di scena degni di Houdini, facendo scomparire sia il blog di Yante che quello di Lyse. E’ allora che la nostra eroina entra in gioco: io e Alessandro abbiamo degli ip, che diciamo di voler far controllare da un parente di un’amica di Ale, carabiniere. Lyse, forse per paura, dice di volerli fare controllare da suo cugino, che è poliziotto. E allora li prende e li fa controllare, promettendomi i tabulati al più presto. Le arrivano i tabulati e la colpa viene scaricata su Angelo Nero: è lui il vergine folle, insieme ad altri tre. Angelo nero è costretto a chiudere il blog, senza che possa discolparsi o parlare con noi. Di fatto a noi viene detto che lui centra, ma non riusciamo a sentire la sua versione. Nel frattempo Lyse da gli altri tre nomi: tre nomi, signore e signori, inesistenti! E dei tabulati??? Nemmeno l’ombra… Lyse dice di averli, che me li manderà… passano settimane e nulla… prima una scusa, poi un’altra. Dice di essere lontana da casa, ogni giorno rinvia la partenza. Usa un altro nick msn per evitarmi, mi fa riferire le cose da “Ben”… portata alle strette, Ben dice: Testuali parole "ma io ho una scheda con gli ip forniti da te,ed i nomi accanti riportati da quell'amico del cugino",un documento simile ad un file word",però io le sto suggerendo di chiamare direttamente suo cugino e montargli un casino,non vorrei che (malalingua,lo so) che si sia proposto di aiutarla,e poi non abbia potuto nulla. Non mi piace.Non vorrei che le avesse detto balle tanto per accontentarla,e tanto a lui che gli frega,mica lo sa che poi avrebbe avuto discussioni Lyse.Ma io lo avevo detto "piano,non ti fidare,questo parente di tuo padre mi sembra chiaccherone" -.- Bah.Attendo risposta insieme a te. Insomma, a detta di Ben ora questi tabulati si sono trasformati in documenti word, il cugino forse ha mentito per il suo bene. Roba che allo sceneggiatore di Beautiful ci fa una pippa. Insomma, niente tabulati, un mucchio di balle. Da notare che ora i documenti sono word, con i nomi di fianco agli ip. Prima erano, a detta di Lyse, “dei documenti complicatissimi, con stringhe e stringhe di numeri, in cui non ci si acpisce nulla”. Per terminare in bellezza, ci affidiamo ad Alessandro (amico dell’omonimo Alessandro/Lestat) che decide di aiutarci… lui sa bene che senza denuncia non può fornirci nominativi e anche con denuncia non potrebbe, per via della legge sulla privacy (di cui il fantomatico cugino di Lyse se ne era sbattuto). Per nostra fortuna, non può fornirci nomi, ma controllare gli ip facendoli rimanere nell’anonimato. Ed è così che esce fuori la bella verità: Lyse, Ben, Gisele, Lenus, Nadriel, Lucile e infine Babis appartengono tutti alla stessa persona e allo stesso nodo finale. Tutti. Insomma, preso per il culo due volte. Anzi sette, a seconda dei punti di vista. Preso per il culo perché mentre Lyse fingeva di non esserci, intanto Ben mi parlava e inventava di essere al telefono con lei, si arrampicava sugli specchi per gestire la situazione sfuggita di mano. Io non ho mai sopportato chi mente, ma tanto meno chi crede di poter prendere per il culo degli amici. Ho i conati di vomito.
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PetiteClaudia |
18:51
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sins and sinnser
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Sentivo delle voci. Credevo che fosse la voce di mia madre all'inizio e invece era una giovane donna. Non parlava con me. Parlava di fare in fretta. Di sistemare qualcosa rapidamente, di preoarare le lenzuola. Nell'aria c'era un odore acuto e fatidioso, che faceva resistenza con quello denso del porto, che veniva da fuori. Più tardi avrei capito che si trattava di medicinali. Ero in un letto. Sentivo i rumori dei passi che si muovevano attorno a me. Sembrava un edificio basso e lungo, non ero a casa mia. Qualcuno piangeva. Il pianto di bambini. Mi resi conto che non era il mio. Tentai di aprire gli occhi e non ci riuscii. Tentai di muovermi e rimasi distesa. Avevo una mano impigliata nei capelli, qualcuno la liberò. La mia mano ricadde sulla coperta ruvida. Pizzicava. C'erano altre donne. Si preoccupavano di dire parole gentili ai bambini che piangevano.
Non so per quato tempo dormii, per quanto rimasi in dormiveglia. Sognavo mia madre che apriva gli occhi dalla sedia su cui l'avevo lasciata. Che mi guardava. E mi tratteneva quando lo sconosciuto che era entrato in casa cercava di divorarmi.
Sognavo mio padre che tornava per portarci con lui.
Dei passi si avvicinarono al mio letto e non erano quelli di una delle donne premurose. Erano più lenti e non affrettati. Si fermarono al mio capezzale.
"E' lei?" chiese una voce femminile.
"Claudia." non si rivolse a lei, ma a me, l'uomo che parlò subito dopo. Lo compresi e mi domandai perchè. Io non lo conoscevo e Claudia non era il mio nome. Non ricordavo il mio nome, ma non era Claudia. Volevo aprire gli occhi, ma non ci riuscivo. Aveva una voce morbida, come se mi accarezzasse le orecchie. Mi prese una mano, sollevandola da quella coperta ruvida e pungente.
"Claudia, ma petite, sono qui. Apri gli occhi."
Li aprii.
"Padre..." dissi.
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PetiteClaudia |
17:14
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porcellana per sempre
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Non vinsi e non me ne accorsi subito. Sentii che lo sconosciuto mi stringeva contro di sè e non aveva odore. Nel mio mondo tutto aveva odore. Le carote marcite in fondo alla strada e il soffitto umido di casa mia. I miei abiti che non avevano odore di pulito. Il caldo seno di mia madre aveva avuto un buon odore. Lo sconosciuto non ne aveva e seppi che non ne aveva quando affondai il naso nei suoi capelli scuri e morbidi e pesanti, nella speranza quasi animalesca di percepire qualche informazione olfattiva. Ma non sentii niente. E adesso so che non erano i miei ricordi scoloriti, ma la reale percezione dei miei sensi.
Poi spalancai gli occhi e la bocca e gridai.
Ma nessun suono ruppe il silenzio. Continuai a gridare senza rumore quando lo sconosciuto terribile che aveva occhi verdi e tristi aprì le labbra e mi morse.
Mi avrebbe mangiato, pensai con meraviglia, quasi senza paura. Come un mostro in una fiaba dell'orrore di quelle che mi raccontava la vicina quando mia madre mi lasciava con lei. Andava al mercato. Non avevo paura perchè non mi poteva accadere davvero. Non poteva mangiarmi davvero.
Invece mi aveva morso.
Poi il rumore arrivò. E mi spaventò il rumore più di tutto. Perchè non l'avevo mai sentito. La mia casa era piccola e sporca ma era ovattata. E quel rumore era un tamburo crudele che arrivava da lontano come se mi volesse atterrire. Non era ovattato. Era crudo.
Smisi di dimenarmi quando capii che non veniva da lui che mi stringeva così forte che ebbi paura che mi stritolasse, che continuava a cullarmi tanti da farmi paura. Non veniva da lui. Veniva da me.
Veniva dal mio petto e mi faceva male.
Era il mio cuore che come un uccellino in gabbia sbatteva all'impazzata contro le mie costole. Faceva male.
Mi sentivo stanca e avevo solo voglia di chiudere gli occhi. Volevo dormire come la mamma. Volevo la mia mamma. Guizzai nelle braccia dell'uomo che mi aveva sollevato e lui mi lasciò cadere, scagliandomi a terra. Mi mancò il respiro.
Non toccai il pavimento.
Mi addormentai prima. E non mi risvegliai più per molto tempo.
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PetiteClaudia |
19:11
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porcellana per sempre
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"Fiore del Male" dissi a Lestat e fu come sfidarlo. Una dichiarazione di guerra nel rinfacciargli la sua vanità. Gli occhi gli brillarono di collera come due lame azzurre e parvero trafiggermi. Non mossi un muscolo nè distolsi lo sguardo. La tensione cresceva a dismisura e sembrava, poco a poco, ricolmare il teatro. Avevo paura. Sentivo la presenza sensuale e tangibile del suo compagno dietro il tendaggio.
Lestat era cambiato poco da come lo ricordavo. Gli sovrapponevo i ricordi in cui cantava per i viali le arie dell'opera con il bastone da passeggio e il cilindro sui capelli biondi. Era in una di quelle notti che avevo affinato il piano per ucciderlo.
E adesso era bello come allora, forse anche di più. Mi chiesi se lo volevo morto, di nuovo.
Non lo sapevo più, anche se era stato il mio unico obiettivo, la vendetta, da quando per un errore di Merrick ero tornata in vita. In vita...
All'improvviso la linea della sua bocca si addolcì, ingentilendo il viso. Sedette sulla poltroncina di fianco e mi guardò a lungo, prima di parlare. Non mi toccò mai, fino alla fine, quando spinse la mano ad afferrare una mia caviglia. Lo aveva sempre fatto, così. Aveva significato, in passato: "Va tutto bene, ma petite"
Gli raccontai di come avevo fatto a tornare. Con quell'incantesimo della strega dei Mayfair, voluto da Louis. Di come mi ero nascosta e di come avevo raggiunto Armand.
Volevo proseguire e dire che lo odiavo ancora, il mio bellissimo padre. he lo avrei ucciso di nuovo, in un modo o nell'altro.
Ma lui allungò la mano in quel modo, come un tempo, e afferrò la mia caviglia. "Va tutto bene, ma petite."
Allora non dissi niente, non quella notte.
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PetiteClaudia |
23:43
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diario
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Delle volte penso alla scena che deve avere visto Louis, quando ha varcato la porta di quella stamberga. Mi raccontò di essere entrato attratto dal mio pianto: una bambina che piangeva vicino ad un cadavere. Mia madre era morta da diversi giorni quando lui mi trovò. Mi chiedo adesso quanto tempo ero rimasta a piangere su quel pavimento. Ero svenuta? O il mio senso dei giorni che passavano si era distorto fino a modellare male i miei ricordi? Ero stanca, indolenzita, disperatamente sola. Ormai piangevo da tanto tempo che avrei smesso per puro e semplice sfinimento.

Non lo vidi subito. Quando girai il viso verso di lui era in piedi in mezzo alla stanza, dietro di me. Non l'avevo sentito entrare.
Non ricordo il suo viso, allora. La mia mente vi sovrappone immagini più recenti, di lui che sedeva sulla poltrona con me sulle ginocchia mentre mi leggeva le poesie e io gliele recitavo a memoria. O quando mi guardava mentre suonavo il piano con Lestat. Ma non ho immagini del suo viso in quel frangente. Mi facevano male gli occhi. Era una sagoma scura.
" Aiutatemi!" ricordo di averlo gridato "Aiutate la mia mamma", mentre la scuotevo e scoppiavo in lacrime.
Ma Louis stava in piedi fermo come una statua di pietra.
"La nave..." lo imploravo. Nelle lacrime alzavo la voce perchè lui sembrava non sentirmi "Papà ci ha lasciato e non è più tornato... ma dovevamo trovarlo alla nave..." Gli dicevo della peste, che dovevamo andarcene prima che arrivasse. Non sapevo cosa fosse, la peste. La immaginavo come una vecchia megera che gettava incanti oscuri. Ma non avevo più di cinque anni, allora. Non sapevo cosa fosse. Glielo raccontavo perchè mi aiutasse. "Vi prego. Svegliate la mia mamma."
La bimba che fui credette di avere vinto quando l'uomo davanti a lei si chinò e la prese tra le braccia.
whispered by
PetiteClaudia |
00:21
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I giorni passavano e, ancora, non ne ho ricordi. E' come cerare di pescare le immagini da un sogno o da un incubo troppe ore dopo la veglia. Solo colori confusi e suoni ovattati.
Gli odori sono sempre quelli che rimangono più nitidi. E' strano come un profumo particolare riesca a rievocare chiaramente avvenimenti curiosi.
Ricordo le strade bagnate e mia madre andare prendermi tra le braccia per andare a comprare poche cose: pane duro, legumi... ricordo altre donne con cui parlava.
Poi poco a poco, la nostra via si svuotò. Poco a poco si affievolirono le voci delle donne e l'abbaiare del piccolo cane randagio. Non passava più nessuno. Ci fu il silenzio.
Solo qualche volta passava un carretto, fuori. Lo sentivo e il rumore delle grosse ruote mi spaventava. Qualcuno suonava una campanella.
Io piangevo perchè mi sentivo sola quando lei usciva e non mi portava con se'. Temevo che non sarebbe più tornata. Avevo caldo, ricordo questo. E mi mancava mio padre.
Un giorno mia madre mi prese contro di sè. Sentivo il suo corpo caldo che rideva, era felice. Lo ero anch'io, allora.
Non capivo cosa succedeva, ma sembrava che tutto stesse per cambiare. Mangiammo il cibo che era rimasto nella dispensa e la mamma mise le nostre poche cose nei bauli e nelle vecchie borse di stoffa. Le accumulò in giro per la stanza e i capelli uscivano disordinati dalla cuffietta perchè era agitata.
Spesso si doveva fermare perchè era stanca. Si sedeva sulla vecchia sedia di legno, in mezzo alla stanza umida, con il fiato frosso e una mano sul petto, l'altra a lisciarsi le cosce, ritmicamente.
Delle volte mi faceva un sorriso. Delle volte ansimava e basta, il viso accartocciato nel dolore. Sembrava diversa. Mi faceva paura.
"Domani andiamo via" mi diceva sorridendo poi "Andiamo da papà"
E quel pensiero rendeva felici tutte e due.
Una volta però, da quella sedia non si alzò più. Sorrideva e ansimava. Poi il suo respiro tornò normale.
Poi non sentii più niente.
Mi avvicinai perchè volevo stringerle le braccia al collo, dirle di non preoccuparsi che sarebbe andato tutto bene, che presto sarebbe arrivato papà a prenderci. La chiamai e non rispose. La chiamai ancora. Poi ancora, più forte.
Quando la toccai non si mosse. E non si mosse nemmeno quando la scossi con tutta la forza che avevo.
Mi convinsi che dormiva.
Però mi guardava. Aveva gli occhi aperti e mi guardava e mi sorrideva.
Avrebbe dovuto dirmi, a quel punto, che papà veniva a prenderci.
Ma non lo disse.
Io mi aggrappai alla sua mano e cominciai a piangere.
whispered by
PetiteClaudia |
13:18
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porcellana per sempre
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Allora non avrei mai potuto immaginare l'adesso.
Se chiedo un abbraccio è solo per affondare i denti.
E questo è oggi com'è stato un tempo.
whispered by
PetiteClaudia |
10:49
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ricordando, sins and sinnser
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Una bambina che non può morire:
Dal Diario di Claudia:
Memorie di un Tempo Perduto:
Un unica famiglia felice![]()
Nome: Claudia de Lioncourt
"Non sono tua figlia." Osservò lei con voce argentina " Sono figlia della mia mamma"
"No, cherie, non più." Lestat lanciò un'occhiata alla finestra " Sei nostra figlia, figlia di Louis e figlia mia, capisci? Ora, con chi potresti dormire? Con Louis o con me?"
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Name:Claudia de Lioncourt
Date of Birth:Una volta e poco fa
Place of Birth:New Orleans
Hate:Lestat
Love:...Lestat
anne rice
diario
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